La collega tatuata

La collega tatuata di Margherita Oggero.

Si presentarono: un commissario e un vice i cui nomi e cognomi le sfuggirono subito e che catalogò come il belloccio e l’altro. Il secondo esibì con una mossa da prestigiatore il tesserino di riconoscimento – adesso è qui e adesso non c’è più come nel gioco delle tre carte che tanto l’affascinava – e contemporaneamente le chiese le sue generalità:
«Lei sarebbe…»
«Io sono…» puntualizzò lei che detestava il condizionale anagrafico, i rovelli di Mattia Pascal e Pirandello in blocco.

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