I frutti dimenticati

I frutti dimenticati di Cristiano Cavina.

Il racconto più lungo della mia vita durò due settimane.
Avevo come palco una sedia di alluminio con i braccioli e la cornice era una piccola ma decorosa camera d’ospedale.
Non erano previste domande dal pubblico e mi concedevo una pausa solo la sera, per andare a lavorare in pizzeria.
Quando il personale medico passava per le visite o per cambiare la flebo, ne approfittavo per bere un sorso d’acqua o per fumare una sigaretta.
Non ci fu l’applauso finale, ma il suono continuo di un segnale acustico.
L’unico spettatore era sul letto di fronte a me: il suo cuore aveva appena smesso di battere.
Quell’unico spettatore era mio padre.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: