L’ombra di quel che eravamo

L’ombra di quel che eravamo di Luis Sepúlveda.

No, non erano più la giovane guardia. La giovinezza era rimasta sparpagliata in centinaia di posti, strappata a brandelli dalle scosse elettriche negli interrogatori, sepolta in fosse segrete che lentamente venivano alla luce, negli anni di carcere, in stanze estranee di paesi ancora più estranei, in ritorni omerici che non portavano in nessun luogo, e di lei restavano solo canzoni di lotta che nessuno cantava più perché i padroni del presente avevano deciso che in Cile non c’erano mai stati giovani come loro, che non si era mai cantata La Joven Guardia e che le ragazze comuniste non avevano sulle labbra il sapore del futuro.

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